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Strumenti del folklore partenopeo -
‘A Tammorra (Il Tamburo)
di
Fig. 1 - La tammorra
(spostare il cursore del mouse sull'immagine
per visualizzare il lato posteriore)
a "Tammorra",
strumento principe del folklore campano, è formata
da:
- una fascia rotonda di legno, il cui diametro varia da 36 a 60 centimetri,
alta dai 12 ai 15 centimetri, ornata con fasci di nastri colorati;
- una pelle (di pecora, capra, asino o vitello) ben tesa sulla fascia
suddetta, dipinta con scene di danza o con raffigurazioni paesaggistiche;
- dei piattini di latta (di ottone, negli strumenti di qualità superiore),
inseriti nelle numerose cavità, di forma ovale o rettangolare, operate
in tutta la circonferenza della fascia di legno.
A volte, accanto ai piattini, vengono inseriti dei piccoli sonagli ("‘e
cicere", i "ceci"), onde ottenere sonorità variegate.
Come per il tamburello (‘o tammurriello), nella Tammorra vi sono vari
modi per produrre il suono:
- percuotendo la pelle con la mano intera;
- percuotendo la pelle con il palmo della mano;
- percuotendo la pelle con le dita, singole o unite a coppie;
- agitando lo strumento in aria, in modo da far risuonare i piattini e
i sonagli;
- nel modo maschile: tenendo la Tammorra con la sinistra e percuotendola
con la destra;
- nel modo femminile: tenendola con la destra e percuotendola con la sinistra.
La "Tammorra" è uno strumento sublime, da cui i veri virtuosi
estraggono una varietà di suoni talmente affascinanti da creare le più incredibili
e suggestive atmosfere, catturando l’animo anche di coloro che professano
la loro insensibilità nei confronti della Musica.
L'abilità evocatrice dei suddetti 'virtuosi',
ipnotizza l’ascoltatore
e conduce la sua mente in un mondo immaginario, ove si sbizzarrisce nei più piacevoli
e fantastici sogni ad occhi aperti.
Copyright © 2003 Vincenzo Schisano. Tutti i diritti riservati
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